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Post con #berlusconi

Marta la fashion victim & le elezioni europee

24 Maggio 2014, 19:10pm

Pubblicato da Lucia Tilde Ingrosso

Marta Arnaldi è una fashion victim milanese ultra quarantenne (anche se lei dice di avere 29 anni), snob e superficiale, protagonista di un mio romanzo a episodi ancora inedito. Qui vi racconto il SUO punto di vista sulle elezioni europee di domani.

Clara vota Lega, perché: «Con la lira mi potevo permettere degli accessori Prada che adesso neanche mi sogno».

Il mio collega Fabio è categorico: «Il sistema è marcio. L’unico modo per ripartire è da zero, con Grillo».

Il “comunista” (o forse dovrei direi “l’ex comunista”) si butta sui Verdi perché: «Quello che sta succedendo a Taranto non si deve ripetere altrove».

Mia nipote Delfina non può ancora votare, ma se lo facesse giura che metterebbe la croce su Tsipras: «Solo loro si pongono come assertori di un idealismo di sinistra fattivo e aperto al nuovo».

Mio padre vota Alfano, perché: «Berlusconi è impresentabile».

Mia madre vota Berlusconi e intanto borbotta: «Non capisco tuo padre, che l’ha votato fino a ieri».

E io? Non ne ho la minima idea.

Da ragazza votavo Craxi, che teneva alto il nome dell’Italia all’estero. Quando poi mi sono messa con il mio ex capo – sposato e destrorso – sono passata a Fini. Bell’uomo, sempre ben vestito. Mi dicevo che uno che sa scegliere così bene le cravatte non può fare il male del Paese. Dopo, per un paio di volte, ho votato Berlusconi (ma non ditelo alla mia amica Sveva). Insomma, pensavo che un imprenditore avrebbe portato la sua concretezza in politica. Su scala locale, nessun dubbio: Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti. Che stile, che classe: dalla punta dei capelli castano mogano al revers del tailleurino Armani. Poi è andata come è andata per via di quel Pisapirla di cui è meglio non parlare. Ma il mio voto più convinto l’ho dato a lui, al professore, a Mario Monti. Elegante, pacato, inglese perfetto, un aplomb mai visto prima.

E ora? Potrei far finta di niente e non andare a votare. Del resto anche il non voto è in qualche modo un voto, no? Faccio parte di quel gruppo sempre più folto, ormai schifato dalla politica, che esprime il suo dissenso con un silenzio che non è frutto di paura o ignavia, ma di sommo disgusto.

Questo ho provato a dire a Sveva, quando, un’ora fa, mi ha chiamato per chiedermi se sarei andata a votare.

«Marta, ma vaffanculo va!»

Non c’è cascata.

«E’ tuo preciso dovere andare!»

«Ma non ho la minima idea di chi votare!»

«Fattela!»

«E come?»

Non l’avessi mai chiesto. Lei è partita con un comizio elettorale in piena regola. Il sunto era che – obtorto collo, turandosi il naso e “qui lo dico e qui lo nego” – Renzi era la scelta migliore. Anzi, l’unica.

«Ma sei pazza!?» ho esclamato.

«Hai ragione: non rispetta gli impegni presi, puzza di Dc lontano un miglio, sembra un clone del Berlusca…»

Come dirle che pensavo a tutt’altro. Mentre la mia amica parlava di Renzi, io avevo davanti agli occhi un’unica immagine: lui insieme alla Merkel, con gli inconfondibili denti da coniglio, un sorriso beota e il cappotto abbottonato male. Dico: ma si può votare uno che neanche si sa abbottonare il cappotto?

«Allora?» mi sollecita Sveva.

«Allora cosa?»

«Andrai a votare?»

«Sì, sì, certo» mento.

«Benissimo, ci vediamo domani alle cinque: ti accompagno io. Così sono sicura!»

Fra amiche dovrebbe esserci fiducia, dico io. E invece no. Lei non si fida di me. E la cosa peggiore è che… ha ragione.

A questo punto, l’unica speranza è quella di aver perso la tessera elettorale o che sia piena, scaduta, inutilizzabile. E invece no, la trovo subito: fra il passaporto e la tessera punti dell’outlet Gucci.

Sono fritta!

Ho meno di 24 ore per farmi un’idea. Ma, come mi sembra disse qualcuno, la coscienza politica se non ce l’hai non te la puoi mica dare.

Distrattamente scorro la rubrica del mio BlackBerry arrivo a lui “ProfClaudio”. Chissà per chi voterà, domani. Non che lui mi piaccia, sia chiaro. Si veste nei grandi magazzini e indossa un orologio che avrebbe stonato anche come gadget estivo nei fustini del Dash negli anni Ottanta. Però ha begli occhi, verdi. E in fondo ci devo fare solo due chiacchiere, mica me lo devo sposare.

«Prof, buongiorno, sì, sono proprio io, sì anche io sono felice di sentirla, certo che ci possiamo vedere. Come? Subito? Perché no...»

Del resto, domani potrebbe essere già tardi.

Marta la fashion victim & le elezioni europee
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