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LA DONNA DEL PARCO - RACCONTO DI NATALE

14 Dicembre 2013, 17:13pm

Pubblicato da Lucia Tilde Ingrosso

Sono seduta su questa panchina da non so quanto tempo. Fa freddo, ma a Emma sembra non importare. Certo, non sta mai ferma. Corre sul prato ghiacciato, saltella nel fortino, si slancia in altalena. Sembra felice. Ma lo sarà davvero? Quanto tempo ci vorrà perché cominci ad accusare il colpo? Perché fiuti l’amarezza, dietro ai miei sorrisi. E la paura, dietro alla mia ostentata tranquillità.
«Tesoro, ancora cinque minuti e poi andiamo!»
Lei fa finta di non sentirmi e continua a giocare. So per esperienza che l’unico modo per portarla via sarà quello di fare la voce grossa. Suo padre usa metodi più spicci.
Guardo l’ora, sono le cinque e mezzo. Sta per diventare buio e il parco piano piano si svuota. Qualche papà, uscito dall’ufficio, viene a riprendersi la famiglia. Vedo abbracci, sorrisi. Sento tanta gioia attorno a me. Gioia che non mi riguarda. Anche se le vie sono piene di luminarie, le vetrine di renne e i cuori di buoni propositi. Anche se è quasi Natale, io mi sento sull’orlo dell’inferno.
Percepisco la sua presenza di colpo. Un attimo prima lei non c’era e adesso è qui, seduta accanto a me, sulla panchina. Mi volto e intercetto il suo sguardo: cupo, desolato, colmo di un dolore profondo. Guardo lei e mi sembra di vedere me stessa.
«Lui ti picchia?» le chiedo.
Lei annuisce, grave.
«Avete figli?» le domando.
Lei annuisce ancora. Poi si prende il viso fra le mani e comincia a piangere. E’ un pianto sommesso, trattenuto. Il pianto di una persona che non si espone volentieri. Che preferisce attraversare la vita in punta di piedi. Per non dare fastidio. Ma, soprattutto, per non sfidare il suo aguzzino.
Mi avvicino a lei. Noto che indossa un giaccone verde bosco. Ne avevo uno uguale, anni fa. Poi lui decise che era da zoccola e me lo buttò nella spazzatura. Neanche vedendolo addosso a lei, riesco a capire perché lui lo odiasse a tal punto. In realtà, il problema non era il giaccone. Come il problema non era, non è mai stato, il mio collega Giancarlo. Un banale ritardo. Un soprammobile fuori posto. Il problema ero, sono sempre stata, io. Solo io.
Sposto lo sguardo verso l’area gioco. Emma è con un’altra bambina, che può essere sua coetanea. Si assomigliano anche. Da questa distanza, potrebbero anche sembrare sorelle.
«Ha perso il lavoro, è nervoso. E anche io ho le mie colpe. Certe cose non mi riescono bene. Spendo sempre troppi soldi. Non sono una buona madre» dice la donna. Nella penombra del lampione che si è acceso a poca distanza da noi, non riesco a distinguere i suoi lineamenti. Dimostra la mia età. Nascoste fra sciarpa e cappello, intravedo ciocche di capelli scuri. Anche i miei erano così, prima che lui mi obbligasse a decolorarli.
Un crampo di rabbia mi artiglia lo stomaco. Vorrei dirle di lasciarlo. Perché un uomo violento non ha giustificazioni. Ma taccio. Chi sono io per parlare così? Proprio io, che sto subendo esattamente lo stesso, da anni.
Guardo Emma e penso: alzerà mai le mani su di lei? E se le facesse anche di peggio? Se un giorno bussassero a casa nostra i servizi sociali e me la portassero via?
«Ma ci sono anche giorni buoni – continua la donna, senza guardarmi – e allora è gentile, mi chiede scusa, dice che non lo farà mai più».
«Non cambierà mai. Nessuno di loro cambia mai. E nessuna di noi merita di essere trattata in questo modo!» esclamo, alzando la voce. Perché le situazioni degli altri ci sono così chiare e le nostre invece no? Perché sappiamo dare ottimi consigli, ma pessimi esempi?
Guardo Emma, che ora gioca da sola. Mi giro. La panchina è vuota. Dov’è finita la donna?
Emma corre verso di me. «Mamma, andiamo?»
Ci incamminiamo lungo il vialetto, per mano. Il contatto con la sua piccola manina soda mi dà conforto. E intanto mi chiedo chi fosse quella donna. E come abbia fatto a comparire e scomparire. Di colpo.
Poi la riposta mi è chiara. E’ impossibile. E’ l’unica possibilità.
«Mamma, dove passiamo il Natale?» mi chiede Emma.
“Ma a casa nostra, no? Con papà” sarebbe la risposta giusta, se le cose andassero bene, fra noi. Se lui non fosse il violento che è che. Se non mi picchiasse, umiliasse, mortificasse.
«A casa dei nonni» dico. Penso alle valigie da fare, alle risposte da dare, al coraggio da trovare.
Ma lo farò. Lo devo a mia figlia. E alla donna del parco. A me stessa.

Scritto in un'ora, in risposta a una richiesta di Caterina Della Torre di Dols - www.dols.it

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E SEBASTIANO RIZZO?

5 Dicembre 2013, 11:35am

Pubblicato da Lucia Tilde Ingrosso

Me lo chiedono in tanti. Amici e lettori affezionati alle vicende del mio ispettore milanese, interista e intemperante. Runner e antitecnologico. Colto, affascinante e tormentato. Infallibile in questura, irresistibile con le donne. Ma con una, una sola, nel cuore.

Protagonista di quattro gialli (La morte fa notizia, A nozze col delitto, Io so tutto di lei e Nessuno, nemmeno tu) manca dalle librerie da un po’.

Al momento, si preferisce mandare avanti altri progetti (un fantasy per ragazzi in uscita a luglio, un’investigatrice donna).

E tuttavia il nuovo romanzo (titolo provvisorio: Fantasmi del passato) è pronto.

A chi lo volesse leggere (stampato o sull’e-Reader), lo invio volentieri (richieste in privato, graditi consigli).

C’è anche il progetto di una fiction, in mano a un noto produttore. Ma per il momento nullo di definito.

Naturalmente, vi avviserò in tempo reale su tutte le novità (continuate a fare il tifo, è provato che aiuta).

Ambientato sempre a Milano in un inverno rigido e nevoso, Fantasmi del passato racconta il caso di Valeria Aldobrandi, la madre di Vittorio (la vittima di A nozze col delitto). Scomparsa dieci anni prima in Costa Azzurra, nel corso di un misterioso incidente stradale (che ricorda un po’ quello di Grace Kelly), torna alla ribalta delle cronache per il ritrovamento di un suo anello, rubatole all’epoca.

E così, sollecitato dal vedovo Augusto, Rizzo torna in pista per risolvere un caso che, fin dall’inizio, si presenta più intricato che mai.

Chi minacciava Valeria e perché? Cosa sa (e non vuole dire) la figliastra Sofia Astrid? Che rapporti c’erano con l’autista di famiglia, Antonio Taormina? Chi è il misterioso musicista Francesco Kyrèl? E, soprattutto, con chi ha litigato Valeria il giorno dell’incidente, al mercato dei fiori di Nizza?

Per investigare meglio, Sebastiano va in Costa Azzurra con la collega Roberta Gualandri, francese per parte di madre. Qui farà delle scoperte sconvolgenti, anche su se stesso. E rischierà di mettere a repentaglio la sua relazione, da poco recuperata, con la sua ex storica, la discografica Viola Alberici.

Ma il fronte personale è scosso anche da altri eventi, assai drammatici, che vedono protagonista Amelia, sua madre.

Man mano che le indagini procedono, un dubbio si fa sempre più strada: e se Valeria non fosse morta? Se al terribile incidente stradale in Costa Azzurra fosse sopravvissuta per rifarsi una vita? Questo spiegherebbe chi porta ogni mese rose blu (il fiore preferito da Valeria) sulla tomba di Vittorio, suo figlio.

Ma non sempre la realtà è come sembra. E, nei gialli, meno che mai.

PROLOGO

3 dicembre, sera

«Fresca era l’aria di giugno e l’estate invitava a bere e a danzar…».

Avevano la mano nella mano. Lei gli strinse la sua. Poi si voltò verso di lui e gli indirizzò un sorriso pieno di gioia. Una gioia pura, totale, cristallina. Così sfacciata da risultare quasi eccessiva. Irritante.

Lei aveva sofferto, e anche tanto, in vita sua. Eppure non sembrava aver perso la facoltà di tornare felice come una bambina. Anche lui aveva sofferto, ma ombroso lo era a prescindere da quello.

Sebastiano ricambiò la stretta. E anche il sorriso che risultò convincente, pur non essendo del tutto convinto.

«Questa è la canzone d’amore italiana più bella in assoluto» gli sussurrò lei.

«E se lo dici tu…» e Sebastiano le scoccò un’occhiata complice. Ecco, la complicità gli veniva meglio.

«… ma giunta che era la sera, girata nel letto piangeva, pregava dal suo amore potere ritornar…». Lei si commosso e lui la consolò, chiedendosi fino a quando sarebbe durata. Capossela sul palco, loro due (in mezzo a centinaia di altri) in platea, fuori la neve.

E SEBASTIANO RIZZO?
E SEBASTIANO RIZZO?

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